martedì 29 maggio 2012

Spesa ecodiversa 1: all’azienda agricola biologica

Sto mettendo in pratica il più possibile i miei buoni propositi nel compiere una spesa diversa dal solito, evitando i centri commerciali ed i supermercati più grandi, sostituendoli con i minimarket di paese, i mercati contadini e a chilometri zero oltre che con la ricerca di cascine e aziende agricole che effettuino vendita diretta. Grazie al passaparola ho scoperto l’esistenza dell’Azienda Agricola Biologica Bargero, che si trova a Carbonate, in provincia di Como, ma molto comoda da raggiungere anche da chi abita nella provincia di Varese, zona sud.

L’azienda si occupa di coltivare i propri prodotti secondo i principi che guidano l’agricoltura biologica, riuscendo in questo modo a dare vita ad ortaggi privi di qualsiasi tipo di residuo legato all’impiego di pesticidi o di altre sostanze chimiche comunemente utilizzate da parte dell’agricoltura intensiva e tradizionale. Il sapore della verdura e della frutta guadagna in questo modo una elevatissima qualità, di cui ci si rende conto immediatamente al primo assaggio. In azienda è presente un punto vendita dedicato sia alla produzione propria che a prodotti provenienti da fornitori di fiducia, compresi prodotti biologici confezionati, come lo possono essere le conserve, le marmellate o le tisane.

Sono rimasta piacevolmente colpita dai prezzi non elevati e decisamente inferiori a quelli della frutta o della verdura biologica che mi era capitato di acquistare al supermercato. Acquistare direttamente dai produttori significa conoscere esattamente la provenienza di ciò che utilizzeremo per la preparazione dei nostri piatti ed essere certi che i nostri ingredienti non avranno percorso centinaia di chilometri, accompagnati dalle relative emissioni inquinanti, per arrivare sulle nostre tavole. L’azienda in cui mi sono recata offre prodotti biologici che hanno riverito certificazioni da parte sia di AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) che di ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale).

La prima “spesa ecodiversa” di questo tipo è stata certamente soddisfacente. Ora vorrei cercare di individuare delle realtà simili che siano presenti nella zona in cui abito in questo momento e da poter dunque raggiungere più spesso. In parte ho già risolto il problema recandomi ai mercati contadini ed a chilometri zero, ma sono certa che la curiosità proseguirà a spingermi anche altrove. I suggerimenti da parte di chi abita a Milano e provincia sono benvenuti.


martedì 22 maggio 2012

Anch’io scalo la marcia! Ecco i miei buoni propositi di downshifting

Questo post nasce dal fatto di essere stata invitata da Alex, autrice del blog C’è crisi c’è crisi! a partecipare ad un giveaway dedicato al tema del downshifting ed organizzato da lei stessa in collaborazione con Francesca del blog Io e Marc, che si sta dedicando alla creazione di cosmetici naturali e fatti a mano, che compongono una linea di prodotti denominata "Flors de la Terra Cosmética Natural". Alex mi ha chiesto di indicare i miei buoni propositi di downshifting, che non possono che comprendere una maggiore attenzione all’ambiente ed agli stili di consumo. Provo allora a raccogliere le idee riguardo a ciò che metterò in pratica in un futuro più che prossimo.

Spesa - Cambiare le proprie abitudini riguardo alla modalità di fare la spesa richiede di trovare il tempo necessario da dedicare alla scoperta di quali siano le alternative al classico ipermercato presenti sul territorio. Oltre ai negozietti di paese ed ai mercati rionali mi sto impegnando a scoprire, e continuerò a farlo, quali siano le realtà a me vicine che permettono di compiere acquisti direttamente dai produttori. Così sono venuta a conoscenza del fatto di come ogni sabato nei dintorni si svolga un mercato contadino a chilometri zero. Poco più di una settimana fa ho fatto visita al punto dedicato alla vendita diretta di una azienda agricola biodinamica che offre frutta e verdura biologica e di stagione, oltre che numerosi altri prodotti bio o naturali a prezzi piuttosto convenienti. Continuerò nella ricerca.

Tecnologia - Al momento non ho nessuna intenzione di acquistare uno smart-phone e continuerò ad utilizzare il mio vecchio comunissimo telefonino finché sarà funzionante. Per quanto riguarda la mia attrezzatura fotografica, credo di non aver bisogno di altro al momento, nel caso ogni acquisto sarà come sempre di seconda mano, considerando anche che i prodotti di alcuni anni fa erano realizzati con materiali decisamente più resistenti rispetto agli attuali (mi riferisco in particolare a reflex digitali ed obiettivi). Sono certa che continuerò a vivere serenamente anche senza forno a microonde, aspirapolvere e lavastoviglie. Il mio pc portatile è in funzione quasi per tutta la giornata, soprattutto per lavoro. Il mio sogno sarebbe poter avere a disposizione un pannello solare per alimentarlo. E, se ci riusciva Tiziano Terzani sull’Himalaya, forse non si tratta di un’impresa tanto impossibile come sembra.

Spostamenti - Non guido l’automobile, ma questo non significa che non vi salga come passeggera. Purtroppo si tratta spesso dell’unica opzione possibile nel quotidiano. Per i viaggi più lunghi cercherò di scegliere praticamente sempre i mezzi pubblici, con particolare riferimento ai treni regionali ed alla volontà precisa di evitare l’alta velocità. Tali decisioni non potranno che influenzare la pianificazione delle prossime vacanze. Sto anche valutando la possibilità di recuperare una bicicletta di seconda mano, cosa che mi spingerebbe a dedicare del tempo a qualche passeggiata in più nella bella stagione.

Alimentazione
- Scegliere alimenti genuini, puliti, giusti, equi, nutrienti, etici, prevalentemente a chilometri zero e biologici, vegetali, con il minimo imballaggio possibile, autoprodotti grazie all’orticello per quel che si può. Orienterò in questa direzione il mio impegno maggiore, continuando ad informarmi sempre di più sull’argomento tramite la lettura di libri e le numerosissime risorse fortunatamente disponibili online sia in italiano che in altre lingue. Per il mio bene, per il bene del pianeta e di tutti gli esseri viventi.

Relax - Punto dolente. Discuto del riscoprire la lentezza e poi mi ritrovo quasi per l’intera giornata ad essere in balia di una continua iperattività, tra cose da leggere e da scrivere, pasti da preparare, casa da sistemare, e-mail che si accumulano inesorabilmente, desktop del pc che diventa ingestibile in breve tempo, progetti di autoproduzione-riciclo-creatività che si accumulano nella mente uno dopo l’altro. Ultimamente ho l’impressione di non riuscire a rilassarmi al di fuori della lezione di yoga settimanale. Sentirmi attiva mi piace, ma anche provare a rallentare un filino il ritmo può essere considerato parte del downshifting, vero?!

Quali sono i vostri buoni propositi per “scalare la marcia”?


martedì 15 maggio 2012

10 ottimi motivi per passare alla cup

Dopo oltre sei mesi di felice utilizzo e dopo aver cercato di contribuire alla sua diffusione regalandone alcuni campioni alle amiche, incontrando purtroppo molto spesso un elevatissimo livello di perplessità, ritorno a parlare della cup, la coppetta mestruale, cercando di mettere in luce dieci ottimi motivi che potrebbero spingervi a compiere il passo decisivo verso una piccola grande rivoluzione femminile decisamente liberatoria: niente più assorbenti, tamponi o salvaslip da acquistare all’ultimo momento, soldini risparmiati ed innegabili benefici per l’ambiente, vista la concreta riduzione dei rifiuti prodotti in quei giorni.



1) La cup è ecologica. Permette di salvare dal ciclo dei rifiuti centinaia di assorbenti e salvaslip utilizzati da una sola donna nel corso del periodo fertile. Tra i rifiuti non finiranno più nemmeno involucri, confezioni e parti costituite da materiale plastico non riciclabile di vario genere.

2) Passare alla cup significa non dover più spendere un centesimo per l’acquisto i protezioni mestruali per almeno un decennio. Le cup sono costituite da materiali resistenti, facilmente lavabili, sterilizzabili e riutilizzabili in sicurezza. L’acquisto di una cup permette dunque di risparmiare parecchio ed i conti sono presto fatti, se si pensa che il prezzo di una di esse può ammontare a soli 15 euro circa.

3) La cup può essere indossata comodamente nello svolgimento di attività sportive, in palestra, al mare o in piscina, senza il timore che l’antiestetico cordino di cotone tipico degli assorbenti interni possa fuoriuscire dal costume.

4) Le cup sono costituite da materiali sicuri, atossici ed adatti al contatto con le membrane interne del corpo femminile. Il loro utilizzo non è legato all’insorgere della Sindrome da Shock Tossico (TSS), che costituisce la prima controindicazione all’utilizzo di tamponi interni.

5) I materiali utilizzati per costituire la cup sono stati studiati in modo che non possano favorire la proliferazione di germi e batteri, come invece purtroppo accade nel caso di assorbenti esterni o di tamponi interni, che assorbono e trattengono liquido tra le loro fibre, creando un ambiente umido adatto alla proliferazione di microrganismi. La cup raccoglie il liquido senza assorbirlo e senza provocare rischi di infezione.

6) Quando la cup è ben inserita e posizionata, la sua presenza non si avverte per nulla. Ci si può addirittura quasi dimenticare di indossarla. La cup può essere cambiata anche ogni 10-12 ore, in particolare in presenza di flusso normale-leggero e negli ultimi giorni del ciclo. Per prendere confidenza con essa, è bene inizialmente svuotarla con la stessa frequenza con cui si cambiava l’assorbente. Non c'è alcun motivo di temere strani effetti "splatter" durante le operazioni di estrazione e reinserimento.

7) Un solo dispositivo potrà sostituire tutto ciò che utilizzavate precedentemente in occasione del ciclo: tamponi, assorbenti per la notte, assorbenti sottili e salvaslip. Essa può infatti essere indossata comodamente durante tutto il periodo del ciclo, sia di giorno che di notte.

8) Gli assorbenti interni non realizzati utilizzando esclusivamente cotone biologico potrebbero contenere tracce di pesticidi. Per la loro fabbricazione potrebbero essere stati utilizzati sbiancanti chimici, che a contatto con le mucose, a lungo andare, potrebbero dare origine ad effetti indesiderati non ancora conosciuti.

9) La cup può essere tranquillamente sostituita quando ci si trova fuori casa. L’unica attenzione realmente necessaria è quella di avere la possibilità di lavarsi accuratamente le mani prima dell’operazione, che con la pratica diventerà sempre più rapida. Potrebbe essere utile avere con sé dei fazzoletti di carta nel caso i bagni pubblici siano sprovvisti di carta igienica.

10) La cup non interferisce con il naturale scorrimento del flusso mestruale e non priva le mucose della loro protezione naturale, mettendo al bando la sensazione di secchezza generata dagli assorbenti interni e non interferendo con la naturale attività di lubrificazione vaginale.

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venerdì 11 maggio 2012

Quando viaggiare lento è un’arte

Devo premettere che adoro i post che nascono dalle coincidenze, che sembrerebbero premeditati, ma non lo sono affatto. Da alcuni giorni pensavo di ritornare sull’argomento del viaggiare lento. Forse anche perché si avvicina il momento di pensare alla prossima destinazione estiva. Lo scorso anno si era trattato di Trieste e dintorni e della Slovenia, mete che ho raggiunto impiegando esclusivamente i mezzi pubblici, uscendo di casa a piedi con lo zaino in spalla per incamminarmi verso la stazione di partenza, dalla quale sono arrivata a Trieste salendo su tre diversi treni regionali e rinunciando all’alta velocità. Di Trieste mi avevano colpito gli autobus ecologici, la perfetta efficienza dei trasporti urbani, la sempre meravigliosa Piazza Unità d’Italia, l’immensa Libreria Lovat e l’orto botanico. Dei dintorni il Sentiero Rrilke, il Castello di Miramare e la Grotta Gigante, raggiunta percorrendo un lungo tratto a piedi dopo essere scesa al capolinea del Tram de Opicina, non un tram d’epoca frettolosamente rimesso in moto per accontentare i turisti, ma un mezzo di trasporto efficiente impiegato ad ogni ora da triestini di ogni età, cosa di cui ho potuto essere testimone sia nel percorso di andata che al ritorno. 

E’ proprio dallo storico tram che Paolo Merlini inizia a raccontare il suo peregrinare attraverso l’Italia sfruttando linee ferroviarie secondarie e poco conosciute, ma capaci di regalare panorami imperdibili, autobus inaspettati che conducono verso i principali valichi alpini della penisola e biciclette pieghevoli, oltre che, quando possibile, i propri piedi, alla scoperta di un contatto con quei luoghi che appaiono talmente nuovi e lucidi da rappresentare il riflesso di un altrove a cui si ha la convinzione di appartenere da sempre. O almeno questa è stata la mia impressione leggendo, anzi divorando, il suo “L’arte del viaggiare lento”, un libro che la bibliotecaria aveva messo da parte apposta per me, sicura che anche quest’anno avrei voluto pensare a delle vacanze in cui spostarmi con i mezzi pubblici. 


La bibliotecaria aveva ragione. Sarà sicuramente così, anche se non ho ancora deciso con precisione la mia prossima meta. Il libro di Merlini è davvero ricco di spunti in proposito, ma non è fatto unicamente di impressioni momentanee, bensì di indicazioni precise sui siti web da consultare per conoscere i percorsi effettuati da treni e autobus di regione in regione, o di provincia in provincia, in base al luogo che si vorrà visitare, con la possibilità di modificare in ogni momento il proprio percorso iniziale sulla base dell’ispirazione di quel certo giorno. Come avrete capito, non si tratta certo di un’arida guida per viaggiatori annoiati, ma di un diario di viaggio stimolante e così traboccante di informazioni, sogni e curiosità da suscitare un vero e proprio imbarazzo nella scelta della prossima meta.

Come se non bastasse, proprio in questi giorni ho scoperto il Social Trekking, un aspetto del viaggiare a piedi che ancora non conoscevo e che mi incuriosisce alquanto. Dunque a partire dal prossimo 15 maggio mi impegnerò a seguire via web le avventure del primo neo-viandante che partirà dalla propria abitazione compiendo un viaggio a piedi non organizzato e contando lungo il percorso sull’ospitalità di chi vorrà accoglierlo. Anche voi potrete seguire le sue avventure a questo indirizzo, dal blog in cui racconterà la sua partecipazione al progetto Va’dove ti portano i piedi! Nel frattempo, sono pronta ad accogliere i vostri suggerimenti sulla prossima possibile destinazione ed i vostri racconti di viaggi lenti e sostenibili.

sabato 5 maggio 2012

Come realizzare una lampada fai-da-te low cost

Realizzare con le proprie mani degli oggetti di arredamento per la casa costituisce sempre una grandissima soddisfazione, in particolare se in questo modo ciò ci permette di avere con noi degli oggetti unici ed originali, e di ottenere un effettivo risparmio economico. Da non sottovalutare inoltre è la possibilità di recuperare ed utilizzare materiali di cui già disponiamo e che sono rimasti per lungo tempo in soffitta o in fondo ad un cassetto. E’ così che io e Daniele abbiamo deciso di provare a costruire da soli le lampade per la nostra camera da letto. Ne abbiamo realizzate alcune anche per gli amici, magari variando le dimensioni. Ogni pezzo non è mai perfettamente identico a quello ottenuto in precedenza, ma l’effetto estetico risulta comunque assicurato. Vi propongo qui di seguito l’elenco dei materiali e tutte le istruzioni per realizzare delle lampade simili alle nostre. Il procedimento potrà subire variazioni sul tema in base alla vostra creatività e fantasia.

Occorrente per una lampada:

- 4 fogli di carta leggera di misura A4
- Colla universale trasparente per carta e legno
- Foglio di compensato dello spessore di 1 cm
- Lampada a risparmio energetico
- Cavo elettrico con presa e interruttore on/off
- Portalampada
- Stecchini in legno

Attrezzi:

- Trapano con punta per legno
- Seghetto manuale
- Righello
- Matita
- Forbici


foto © marta albè

Per prima cosa bisogna preparare le quattro pareti del paralume. Ritagliate ogni foglio per ottenere quattro quadrati con lato della misura di 21 cm. Applicare sul perimetro di ognuno di essi gli stecchini di legno, regolandone la misura e seguendo il contorno. Disporre in seguito gli stecchini sulla superficie di ogni parete fino ad ottenere la trama centrale e farli aderire alla carta utilizzando la colla e premendo leggermente. Unire dunque le quattro pareti tra loro fino a formare il paralume. Sagomare il compensato in modo che abbia forma quadrata (lato di 23 cm). Individuare il centro del compensato tracciandone le diagonali con righello e matita e praticare un foro con il trapano, da dove passerà il cavo elettrico. Assemblare filo elettrico e portalampada ed incollare il portalampada al compensato, facendovi passare il cavo attraverso. Con due stecchini realizzare dei rialzi sotto la base di compensato, applicandoli su due lati opposti. Incollare il paralume alla base di compensato e montare da ultimo la lampadina. Il gioco è fatto!